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Istituzione dei codici tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973
Venerdì, 14 Febbraio , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 4/E del 4 febbraio 2020, ha istituito i codici tributo per il versamento delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973. Per agevolare i contribuenti, nella tabella, in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione, è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo.
(Vedi risoluzione n. 4 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento dell’imposta di consumo sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo, nonché delle somme dovute per mora e interessi
Venerdì, 14 Febbraio , 2020
Con la risoluzione n. 5/E del 4 febbraio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello ‘F24 Accise’ dell’imposta di consumo sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo, nonché delle somme dovute a titolo di indennità di mora e interessi. I codici tributo sono: ‘5470’ denominato ‘Imposta di consumo prodotti accessori ai tabacchi da fumo’; ‘5471’ denominato ‘Imposta di consumo prodotti accessori ai tabacchi da fumo – indennità di mora’; ‘5472’ denominato ‘Imposta di consumo prodotti accessori ai tabacchi da fumo – interessi sul ritardato pagamento’.
(Vedi risoluzione n. 5 del 2020)

Memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi. Primo semestre di applicazione delle nuove disposizioni normative
Venerdì, 14 Febbraio , 2020
Con la risoluzione n. 6/E del 10 febbraio 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi che per i soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro è obbligatoria dal 1° luglio 2019 mentre per tutti gli altri soggetti, dal 1°gennaio 2020. La richiesta di chiarimenti, in realtà, riguardava l’applicazione delle sanzioni qualora durante il primo semestre di vigenza dell’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, siano state adottate diverse forme di documentazione dei corrispettivi. Il documento cita i casi in cui il contribuente con volume d’affari superiore a 400mila euro abbia emesso fatture in luogo della memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi ovvero, anziché dotarsi di registratore telematico, abbia emesso scontrini o ricevute fiscali secondo la precedente normativa. L’Amministrazione finanziaria, con la circolare n. 15/E/2019, ha già precisato che i contribuenti ancora privi di registratore telematico possono trasmettere i dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Riassumendo, nel primo semestre di vigenza dell’obbligo e fino al momento di disponibilità di un registratore telematico, i contribuenti tenuti alla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri devono: certificarli con scontrini e ricevute fiscali; inviare i dati entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione; liquidare correttamente e tempestivamente le imposte. Non sussiste, invece, l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri laddove, in luogo di scontrini o ricevute fiscali, le operazioni siano state documentate tramite l’emissione di fatture ex art. 21 o 21-bis del decreto IVA. Ugualmente, nessun obbligo di memorizzazione/invio è previsto per coloro che svolgono le attività esonerate. L’Agenzia delle Entrate ha inviato una comunicazione ai contribuenti con volume d’affari superiore a 400mila euro, potenzialmente tenuti alla trasmissione telematica degli scontrini che, tuttavia, non risultava effettuata. Questo, per favorire l’adempimento spontaneo e rimediare ad eventuali violazioni mediante ravvedimento. Nel caso in cui l’unica omissione riscontrabile sia la mancata trasmissione dei dati relativi ad operazioni effettuate nel primo semestre di vigenza dell’obbligo, la violazione può essere regolarizzata, senza le sanzioni amministrative, tramite l’esecuzione dell’adempimento omesso ovvero procedendo alla trasmissione dei dati non oltre la scadenza del termine del 30 aprile 2020 previsto per la presentazione della dichiarazione Iva relativa al periodo d’imposta 2019.
(Vedi risoluzione n. 6 del 2020)

Regime a forfait. Modifiche ai requisiti di accesso e alle cause di esclusione introdotte dalla manovra 2020. Decorrenza.
Venerdì, 14 Febbraio , 2020
La legge di Bilancio 2020 ha apportato modifiche alla disciplina del regime forfetario. Le novità riguardano i requisiti di accesso e le cause di esclusione. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 7/E dell’11 febbraio 2020, fornisce chiarimenti in merito e precisazioni ai fini dell’individuazione del periodo di imposta a decorrere dal quale le modifiche producono effetto. In merito ai requisiti di accesso la manovra ha previsto che i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime a forfait se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi e/o compensi non superiori a 65mila euro e se hanno sostenuto spese per il personale e per lavoro accessorio superiori a 20mila euro. Con riferimento alle cause di esclusione, la legge n. 160/2019 ha previsto che è fuori dal regime forfetario il soggetto che, nel periodo d’imposta precedente, ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati di importo lordo superiore a 30mila euro. Per individuare il periodo di imposta a decorrere dal quale le novità producono effetto, occorre verificare il rispetto del tetto di spese. Ciò va effettuato con riferimento all’anno precedente all’applicazione del regime a forfait. Dunque, il contribuente che nel 2019 ha superato i limiti sopra esposti non potrà accedere al regime forfetario nel 2020. Anche la clausola di esclusione opera già dal periodo d’imposta 2020 se il contribuente nel periodo d’imposta 2019 consegue redditi di lavoro dipendente e/o assimilati in misura superiore a 30mila euro. In merito all’eventuale contrasto delle nuove misure con l’articolo 3 dello Statuto del contribuente, l’Amministrazione finanziaria sostiene che le modifiche apportate al regime forfetario dalla legge di Bilancio “non impongono alcun adempimento immediato”. L’eventuale fuoriuscita dal regime forfetario comporterà per il contribuente l’adozione del regime ordinario.
(Vedi risoluzione n. 7 del 2020)

Istituzione del codice ‘09’ identificativo del soggetto committente, da indicare nel modello di versamento F24
Venerdì, 31 Gennaio , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 109/E del 24 dicembre 2019, ha istituito il codice identificativo ‘09’ denominato ‘Committente’ per consentire all’impresa di effettuare i versamenti disciplinati dall’articolo 17-bis del decreto legislativo n. 241/1997 inserito dall’articolo 4 del decreto legge fiscale in sede di conversione. Il provvedimento prevede che i soggetti che affidano il compimento di opere o servizi di importo complessivo annuo superiore a 200mila euro a un’impresa, tramite contratto di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera, sono tenuti a richiedere all’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate a rilasciarle, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute, trattenute dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ai lavoratori dipendenti impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio. Il versamento delle ritenute è effettuato dall’impresa appaltatrice o affidataria e dall’impresa subappaltatrice, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità di compensazione.
(Vedi risoluzione n. 109 del 2019)

Modalità di presentazione dei modelli F24 contenenti crediti d’imposta utilizzati in compensazione – Chiarimenti
Venerdì, 31 Gennaio , 2020
Con la risoluzione n. 110/E del 31 dicembre 2019 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle nuove modalità di presentazione dei modelli F24 che contengono crediti d’imposta da utilizzare in compensazione. E’ stato l’articolo 3 del decreto fiscale collegato alla manovra per il 2020 ad introdurre alcune novità sulla presentazione degli F24. Il documento di prassi amministrativa chiarisce che sono soggette all’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui emerge il credito le compensazioni per importi superiori a 5mila euro annui, riguardanti imposte sostitutive, imposte sui redditi e addizionali, Irap e Iva. Sempre il decreto fiscale amplia il novero delle compensazioni di crediti d’imposta che vanno effettuate presentando il modello F24. Infatti tale modello va utilizzato anche per l’utilizzo in compensazione dei crediti maturati in qualità di sostituti d’imposta e per le compensazioni effettuate dai soggetti non titolari di partita Iva. La presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui emerge il credito va effettuata solo attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Sono soggette all’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui emerge il credito le compensazioni identificate dai codici classificati nella tabella allegata alla risoluzione riguardanti: imposte sostitutive; imposte sui redditi e addizionali; Irap; Iva. Il credito potrà essere compensato a partire dal decimo giorno successivo a quello di corretta presentazione all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione o dell’istanza da cui emerge il credito stesso. L’obbligo sussiste solo nel caso in cui il credito utilizzato in compensazione relativo a un certo periodo d’imposta, anche tenendo conto di quanto fruito nei modelli F24 già acquisiti, risulti di importo complessivamente superiore a 5mila euro annui. Nella tabella allegata alla nuova risoluzione sono indicati i codici tributo dei debiti che possono essere estinti tramite compensazione con crediti pregressi afferenti alla medesima imposta, senza che la compensazione concorra al raggiungimento del limite di 5mila euro. La nuova norma prevede che le disposizioni si applichino ‘ai crediti maturati a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019’, quindi la novità non trova applicazione sui crediti maturati in relazione al periodo d’imposta 2018 per imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive delle imposte sui redditi e Irap. In particolare, i crediti del periodo d’imposta 2018 potranno essere compensati, fino alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione del periodo d’imposta 2019, all’interno della quale gli eventuali crediti residui del periodo d’imposta precedente dovranno essere ‘rigenerati’. Per i crediti Iva l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione o istanza da cui emerge il credito sussiste anche per l’anno d’imposta 2018, dato che per tali crediti la prescrizione è stata introdotta dal dl n. 78/2009. L’obbligo di presentazione dei modelli F24 contenenti compensazioni di crediti d’imposta attraverso i servizi telematici delle Entrate è stato esteso alla generalità dei contribuenti in quanto la nuova norma ha eliminato il riferimento ai titolari di partita Iva. L’obbligo di utilizzare i servizi telematici delle Entrate sussiste anche per la presentazione dei modelli F24 che espongono la compensazione dei crediti tipici dei sostituti d’imposta, finalizzati, ad esempio, al recupero delle eccedenze di versamento delle ritenute, del bonus Renzi e dei rimborsi da assistenza fiscale erogati ai dipendenti e ai pensionati.
(Vedi risoluzione n. 110 del 2019)

Approvazione automatica degli atti di aggiornamento del Catasto Terreni con contestuale aggiornamento della mappa e dell’archivio censuario. Novità sulla procedura Pregeo 10
Venerdì, 31 Gennaio , 2020
Con la risoluzione n. 1/E del 7 gennaio 2020 l’Agenzia delle Entrate illustra le novità introdotte dalla nuova versione 10.6.1 – APAG 2.12’ della procedura Pregeo, utilizzata dai professionisti tecnici per l’aggiornamento cartografico catastale in conseguenza di frazionamenti di particelle ovvero per l’inserimento della sagoma dei fabbricati di nuova costruzione o varianti. Inoltre sono stati introdotti nuovi controlli e correttivi al fine di estendere la trattazione totalmente automatica alla quasi totalità degli atti di aggiornamento geometrici. Per agevolare la predisposizione degli atti di aggiornamento geometrici riguardanti particelle intestate a persone giuridiche, che devono essere sottoscritte dai rappresentanti delle stesse, è stata implementata un’apposita funzionalità che consente di inserire nella pagina ‘Informazioni Generali’ dell’atto d’aggiornamento il nominativo del sottoscrittore con l’indicazione della relativa veste giuridica. L’aggiornamento consente di effettuare controlli anche su particelle catastali con destinazione ‘fabbricati rurali’. Gli atti di aggiornamento cartografici predisposti dai tecnici redattori con la nuova e aggiornata versione Pregeo 10 sono in vigore dal 7 gennaio 2020. L’uso della versione precedente sarà garantita per esigenze gestionali fino al 30 giugno 2020.
(Vedi risoluzione n.1 del 2020)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta spettante in relazione agli sconti praticati dai rivenditori in favore degli utenti finali per acquisto di apparecchi TV
Venerdì, 10 Gennaio , 2020
Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta spettante per l’acquisto da parte degli utenti finali di apparati televisivi idonei alla ricezione dei programmi con le nuove tecnologie trasmissive, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘6912’. Questo nuovo codice è denominato ‘BONUS TV – credito d’imposta per il recupero degli sconti praticati dai rivenditori agli utenti finali per l’acquisto di apparati televisivi idonei alla ricezione dei programmi con le nuove tecnologie trasmissive DVB-T2 – D.M. del 18 ottobre 2019’.
(Vedi risoluzione n. 105 del 2019)

Istituzione del codice tributo per il versamento delle tasse scolastiche
Venerdì, 10 Gennaio , 2020
Con la risoluzione n. 106/E del 17 dicembre 2019 l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, delle tasse scolastiche. Questi sono: ‘TSC1’ denominato ‘Tasse scolastiche – iscrizione’; ‘TSC2’ denominato ‘Tasse scolastiche – frequenza’; ‘TSC3’ denominato ‘Tasse scolastiche – esame’; ‘TSC4’ denominato ‘Tasse scolastiche – diploma’.
(Vedi risoluzione n. 106 del 2019)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo del credito d’imposta a favore degli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita a dettaglio di giornali, riviste e periodici. TAX CREDIT EDICOLE
Venerdì, 10 Gennaio , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 107/E del 18 dicembre 2019, ha istituito il codice tributo per l’utilizzo, tramite modello F24, del credito d’imposta a favore degli esercenti commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici. Il nuovo codice tributo, denominato TAX CREDIT EDICOLE, è il seguente: ‘6913’. E’ stata la legge 30 dicembre 2018 n. 145 a riconoscere, per gli anni 2019 e 2020, agli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici un credito d’imposta parametrato agli importi pagati a titolo di Imu, Tasi, Cosap e Tari, con riferimento ai locali dove si svolge l’attività di vendita di giornali, riviste e periodici al dettaglio, nonché per le eventuali spese di locazione. Il suddetto credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione.
(Vedi risoluzione n. 107 del 2019)

Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti – Chiarimenti
Venerdì, 10 Gennaio , 2020
Con la risoluzione n. 108/E del 23 dicembre 2019 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle novità introdotte dal decreto legge fiscale su ritenute e compensazioni in appalti e subappalti al fine di contrastare l’illecita somministrazione di manodopera. Sui committenti di opere o servizi di importo complessivo annuo superiore a 200mila euro, è fatto obbligo di richiedere copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute trattenute dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio. La norma pone a carico dell’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice l’onere del versamento delle ritenute operate. Al committente spetta invece l’obbligo di verificare il versamento delle imprese. Entro cinque giorni lavorativi successivi alla scadenza del versamento il committente è tenuto a richiedere all’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice, copia delle deleghe di pagamento. Al committente va trasmesso anche un elenco nominativo di tutti i lavoratori impiegati nel mese precedente, con il dettaglio delle ore di lavoro prestate da ciascun percipiente in esecuzione dell’opera o del servizio affidato. La quantificazione dei versamenti distinti per ciascun committente va effettuata sulla base di parametri oggettivi, ad esempio sulla base del numero delle ore impiegate per l’esecuzione della commessa. Le novità trovano applicazione dal 1°gennaio 2020.
(Vedi risoluzione n. 108 del 2019)

Friuli Venezia Giulia – Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposte per il miglioramento della competitività delle imprese
Martedì, 10 Dicembre , 2019
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 97/E del 28 novembre 2019, ha istituito i codici tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, dei crediti d’imposta della Regione Friuli Venezia Giulia per il miglioramento della competitività delle imprese e per le erogazioni liberali relative a progetti di promozione e organizzazione di attività culturali e di valorizzazione del patrimonio culturale. I nuovi codici tributo sono i seguenti: ‘6910’ denominato ‘Regione Friuli Venezia Giulia – credito d’imposta per il miglioramento della competitività delle imprese – art. 2, commi da 34 a 40, legge regionale 28 dicembre 2018 n. 29’ e ‘6911’ denominato ‘Regione Friuli Venezia Giulia – credito d’imposta per le erogazioni liberali relative a progetti di promozione e organizzazione di attività culturali e di valorizzazione del patrimonio culturale – art 7, commi da 21 a 31, legge regionale 6 agosto 2019 n. 13’.
(Vedi risoluzione n. 97 del 2019)

Istituzione del codice tributo per il versamento dell’addizionale comunale all’Irpef di spettanza dei comuni dichiarati in dissesto finanziario
Martedì, 10 Dicembre , 2019
Per consentire il versamento tramite modello F24 delle somme dovute a titolo di recupero dell’addizionale comunale all’Irpef, a seguito degli avvisi di accertamento notificati ai contribuenti domiciliati nei comuni in cui è stato dichiarato il dissesto finanziario, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 98/E del 28 novembre 2019, ha istituito il seguente codice tributo: ‘996R’ denominato ‘Recupero dell’addizionale comunale all’Irpef di competenza dei comuni dichiarati in dissesto finanziario ai sensi dell’articolo 251 del Dlgs n. 267/2000’.
(Vedi risoluzione n. 98 del 2019)

Obbligo di identità soggettiva tra chi appone il visto di conformità e chi trasmette la dichiarazione
Martedì, 10 Dicembre , 2019
E’ dedicata al visto di conformità la risoluzione n. 99/E del 29 novembre 2019 dell’Agenzia delle Entrate. Il visto di conformità non attesta solo la conformità dei dati contenuti nelle dichiarazioni alle risultanze contabili, ma è strumentale per ottenere l’esonero dalla prestazione di garanzia in caso di richiesta di rimborso dell’eccedenza a credito Iva superiore a 30mila euro ovvero ad utilizzare in compensazione i crediti emergenti dalle dichiarazioni fiscali per importi superiori a 5mila euro. Legittimati ad apporre il visto di conformità sono i soggetti individuati dal DPR 22 luglio 1998 n. 322. Per la presentazione telematica, mediante il servizio Entratel, possono essere incaricati i commercialisti, i ragionieri, i periti commerciali, i consulenti del lavoro, gli iscritti al 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle Camere di commercio, le associazioni sindacali di categoria tra imprenditori, i Caf e gli altri incaricati individuati con decreto dal Mef. I soggetti incaricati della predisposizione della dichiarazione sono obbligati alla trasmissione per via telematica. E’ evidente che tra chi appone il visto di conformità e chi predispone e trasmette la dichiarazione debba esserci identità soggettiva. Dunque, spetta al soggetto che appone il visto il compito di predisporre e trasmettere la dichiarazione. L’ufficio procede al recupero dei crediti utilizzati in violazione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità o della sottoscrizione ovvero nei casi in cui l’utilizzo in compensazione sia attestato con visto di conformità o sottoscrizione da soggetti diversi da quelli abilitati. In merito al soggetto che ha apposto un visto su una dichiarazione poi non trasmessa dallo stesso oppure che ha trasmesso una dichiarazione dallo stesso non vistata, trova applicazione la disciplina relativa al rilascio infedele del visto di conformità ed eventualmente quella che prevede la sospensione e l’inibizione della facoltà di rilasciare il visto di conformità.
(Vedi risoluzione n. 99 del 2019)

Versamenti in acconto dovuti ai fini Irpef, Ires ed Irap – Chiarimenti
Venerdì, 29 Novembre , 2019
Con la risoluzione n. 93/E del 12 novembre 2019 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in ordine al versamento degli acconti dovuti ai fini Irpef Ires ed Irap. A decorrere dal 27 ottobre 2019, l’articolo 58 del decreto legge n. 124/2019 (in corso di conversione) ha stabilito che ‘per i soggetti di cui all’art. 12- quinquies, commi 3 e 4, del decreto legge 30 aprile 2019 n. 34, i versamenti di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle società, nonché quelli relativi all’imposta regionale sulle attività produttive sono effettuati in due rate ciascuna nella misura del 50%, fatto salvo quanto eventualmente già versato per l’esercizio in corso con la prima rata di acconto con corrispondente rideterminazione della misura dell’acconto dovuto in caso di versamento unico’. Per determinati soggetti, quindi, la norma modifica la misura dei versamenti della prima e della seconda rata degli acconti dovuti ai fini Irpef, Ires ed Irap, rimodulandoli in due rate di pari importo, ossia al 50%, anziché 40 e 60%. La modifica trova applicazione nei confronti di coloro ai quali era stata disposta la proroga dei versamenti al 30 settembre 2019. Parliamo dei contribuenti che: esercitano, in forma di impresa o di lavoro autonomo, le attività economiche per le quali sono stati approvati gli Isa e di coloro che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun Isa, dal relativo decreto ministeriale di approvazione. Ricorrendo tali condizioni si applica anche ai contribuenti che: applicano il regime forfettario agevolato; applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità; determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari; ricadono nelle altre cause di esclusione dagli Isa. La rimodulazione del versamento degli acconti è applicabile anche: all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap dovuta dai contribuenti che si avvalgono di forme di determinazione del reddito con criteri forfetari; alla cedolare secca sul canone di locazione, all’Ivie e all’Ivafe. Per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, è fatto salvo il versamento dell’eventuale prima rata di acconto ed è dovuta, quindi, la seconda rata nella misura del 50% ovvero l’unico versamento nella misura del 90%.
(Vedi risoluzione n. 93 del 2019)

Utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta corrispondenti alle detrazioni per gli interventi di riduzione del rischio sismico e per gli interventi finalizzati al risparmio energetico – Ridenominazione dei codici tributo ‘6890’ e ‘6891’
Venerdì, 29 Novembre , 2019
Con la risoluzione n. 94/E del 20 novembre 2019 l’Agenzia delle Entrate ha reso noto che le quote annuali dei crediti d’imposta ceduti per il Sismabonus Acquisti e per l’Ecobonus potranno essere utilizzate in compensazione dal cessionario, tramite modello F24, indicando i codici tributo istituiti con la risoluzione n. 58/E/2018, come di seguito ridenominati: ‘6890’ denominato ‘ECOBONUS – Utilizzo in compensazione del credito d’imposta ceduto – art. 14, commi 2-ter e 2-sexies del DL n. 63/2013 – art. 10, comma 3-ter del DL n. 34/2019’; ‘6891’ denominato ‘SISMABONUS - Utilizzo in compensazione del credito d’imposta ceduto – art. 16, commi 1-quinquies e 1-septies del DL n.63/2013’. I crediti ceduti sono utilizzabili esclusivamente in compensazione dal cessionario, rispettivamente in dieci e cinque quote annuali, di pari importo. Per essere utilizzati in compensazione è necessario che il cessionario proceda all’accettazione dei crediti medesimi. In fase di elaborazione dei modelli F24 ricevuti, l’Agenzia delle Entrate effettuerà controlli automatizzati al fine di verificare che l’ammontare dei crediti utilizzati in compensazione non ecceda l’importo della quota disponibile per ciascuna annualità, pena lo scarto del modello F24.
(Vedi risoluzione n. 94 del 2019)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici
Venerdì, 29 Novembre , 2019
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 95/E del 20 novembre 2019, ha istituito il codice tributo ‘6907’ per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici. E’ stata la legge n. 205/2017 all’articolo 1 a prevedere a favore delle società appartenenti alle Lega di serie B, alla Lega Pro e alla Lega nazionale dilettanti un contributo, sotto forma di credito d’imposta, nella misura del 12% dell’ammontare degli interventi di ristrutturazione degli impianti medesimi, sino a un massimo di 25mila euro. Il credito d’imposta va utilizzato esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. L’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dall’Ufficio per lo Sport presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, pena lo scarto del modello F24.
(Vedi risoluzione n. 95 del 2019)

Istituzione dei codici tributo per consentire ai fornitori di recuperare in compensazione gli sconti praticati in relazione alle detrazioni per l’ecobonus e il sisma bonus
Venerdì, 29 Novembre , 2019
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 96/E del 20 novembre 2019, ha istituito i codici tributo per consentire ai fornitori e agli eventuali cessionari di recuperare in compensazione, mediante modello F24, gli sconti praticati in relazione alle detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico. I nuovi codici tributo sono: ‘6908’ denominato ‘ECOBONUS – Recupero dello sconto praticato dal fornitore’ e ‘6909’ denominato ‘SISMABONUS – Recupero dello sconto praticato dal fornitore’. I crediti utilizzabili in compensazione sono quelli risultanti dalle comunicazioni di esercizio dell’opzione per lo sconto inviate all’Agenzia delle Entrate dai soggetti aventi diritto alle detrazioni. Affinché i crediti possano essere utilizzati in compensazione è necessario che il fornitore confermi l’esercizio dell’opzione e attesti l’effettuazione dello sconto. L’Amministrazione finanziaria effettuerà controllo automatizzati al fine di verificare che l’ammontare dei crediti utilizzati in compensazione non ecceda l’importo della quota disponibile per ciascuna annualità. In caso contrario l’F24 sarà scartato.
(Vedi risoluzione n. 96 del 2019)

Esenzione dalle ritenute sugli interessi ex art. 26-quater Dpr n. 600/1973 – Beneficiario effettivo – Cessione del credito a titolo di garanzia
Venerdì, 22 Novembre , 2019
Esenzione da ritenuta sugli interessi in caso di cessione crediti fra società consociate di Stati membri della Ue. Per essere considerata beneficiario effettivo la società deve ricevere pagamenti in qualità di beneficiario finale e non come fiduciario o delegato di terzi. Con la risoluzione n. 88/E del 18 ottobre 2019 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che riveste la qualifica sopra espressa la società che gode degli interessi, dispone del reddito percepito e trae un proprio beneficio economico dal contratto di finanziamento posto in essere. E’ il DPR n. 600/1973, art. 26-quater, che disciplina l’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti fra società consociate di Paesi membri dell’Unione. Per essere considerata beneficiaria effettiva occorre inoltre che la società svolga una reale e genuina attività economica radicata nel tessuto economico del Paese di insediamento. Inoltre la verifica della qualità di beneficiario effettivo del percettore degli interessi può essere condotta anche preventivamente nell’ambito di un’istanza di interpello sui nuovi investimenti. Nel caso analizzato dalle Entrate l’Agenzia ritiene che la società istante non risulta beneficiario finale dei pagamenti in quanto è priva della titolarità e disponibilità dei crediti nascenti dal contratto di finanziamento.
(Vedi risoluzione n. 88 del 2019)

Determinazione dei valori in ingresso nella formulazione ante Atad in ipotesi di fusione in entrata di società residenti in Paesi ‘white list’
Venerdì, 22 Novembre , 2019
Con la risoluzione 92/E del 5 novembre 2019 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla disciplina dettata dall’articolo 166-bis del Tuir nella formulazione in vigore fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018 (ossia ante Atad). Nell’interpello che riguarda una fusione per incorporazione in entrata da Paese ‘White list’ perfezionatasi nel 2018 è stato chiesto di conoscere se il valore di ingresso delle attività e delle passività trasferite in Italia per effetto dell’operazione straordinaria possa essere rinvenuto automaticamente nel valore attribuito in sede di determinazione dell’exit tax dovuta nello Stato di provenienza, in quanto conforme al c.d. ‘arm’s length principle’. Inoltre è stato chiesto se ha rilevanza fiscale il disavanzo da fusione che l’incorporante ha allocato ad avviamento. Il decreto internazionalizzazione (Dlgs 147/2015) ha introdotto l’articolo 166-bis del Tuir che è stato poi modificato dal Dlgs 142/2018 col recepimento della direttiva Atad. La disposizione disciplina, ai fini delle imposte sui redditi, i beni che per la prima volta accedono nel nostro ordinamento, risolvendo il problema dell’individuazione dei criteri da utilizzare per attribuire il valore di ingresso agli asset dei soggetti che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. Come anticipato, recentemente, l’art. 166-bis è stato modificato dal Dlgs 142/2018 le cui disposizioni trovano applicazione a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018. Tutti i soggetti che provengono da Paesi ‘White list’, ai fini fiscali, valorizzano le attività e le passività in ingresso sulla base del relativo valore nominale. Tale criterio trova applicazione anche laddove detto trasferimento nel territorio dello Stato si verifichi ‘a seguito e per effetto di una fusione con una società italiana’ e opera a prescindere dal pagamento di una exit tax nello Stato di uscita. Anche la relazione illustrativa al decreto internazionalizzazione (Dlgs 147/2015) precisa che il valore normale è assunto quale ‘criterio generale’ per i trasferimenti da Stati ‘White list’. La ratio del valore normale è evitare che plusvalori o minusvalori dei beni maturati interamente all’estero influiscano sulla determinazione del reddito imponibile in Italia. Nel corso di Telefisco 2019 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il valore normale deve considerarsi inderogabile. La natura inderogabile di questo criterio comporta l’impossibilità di riconoscere automaticamente, ai fini della valorizzazione degli asset in entrata, il valore ad essi attribuito nel paese di provenienza in sede di determinazione di una eventuale exit tax. E non è possibile recepire in Italia i valori correnti determinati nello Stato di uscita secondo criteri locali, anche se risultanti da perizia di stima. Ne deriva che non è possibile affermare che il valore normale degli asset coincida sempre col valore attribuito in sede di applicazione della exit tax dovuta nel Paese di provenienza. In merito al secondo quesito ovvero alla rilevanza fiscale dell’avviamento, per le operazioni fino al 2018 (ante Atad) lo stesso avviamento non ha rilevanza a prescindere dal fatto che ci sia stato assoggettamento a exit tax.
(Vedi risoluzione n. 92 del 2019)

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